Dmítrij Šostakóvič – Le opere belliche – La Sinfonia di Leningrado – 3

Pubblicato da Andrea Natile il

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale Šostakovič si trovava a Komarovo, allora in Finlandia. La Wehrmacht, in breve tempo, raggiunse Leningrado. Dmitrij cercò più volte di farsi arruolare nell’Armata Rossa, ma venne sempre respinto a causa della salute cagionevole. Fu comunque arruolato in un gruppo addetto al controllo degli incendi e venne assegnato al tetto del Conservatorio. Una foto, divenuta in seguito molto famosa, di quest’inedito Šostakovič-pompiere fu pubblicata sul Times del 20 luglio 1942. Il 15 luglio 1941 Mitja iniziò la composizione dell’opera più famosa: la Settima sinfonia. In breve tempo sarebbe diventata l’emblema della resistenza russa di fronte alla macchina da guerra tedesca. Il 16 settembre il intervenne in una trasmissione radiofonica d’incoraggiamento ai soldati al fronte, parlando della creazione della sua opera.
La sinfonia, op. 60, venne terminata in un tempo record: il 27 dicembre era completa. A Kujbyšev, luogo dove venne trasferita l’intelligencija di Leningrado (tra cui Šebalin, Kabalevskij, Ojstrach, Gilels, Sergej Ėjzenštejn e Il’ja Ėrenburg), venne eseguita per la prima volta il 4 marzo 1942, sotto la bacchetta di Samosud. Esplose il mito della Leningrado. La Sinfonia venne eseguita a Leningrado, sotto gli incessanti bombardamenti, suscitò la commozione di tutti i presenti e provocò un’ondata di applausi per Dmitrij Šostakovič. In poco tempo venne replicata in tutta la Russia, fino ad arrivare, tramite un microfilm contenente la partitura, a Toscanini.
Se in passato Šostakovič era lontano dall’idea della musica voluta dal regime (cori e marce militari, toni eroici e trionfalistici), in quest’occasione ritenne invece opportuno avvicinarvisi, e comporre musica che esaltasse la patria e l’antifascismo, così come voluto anche dalla Lega dei Compositori. Non a caso, in questo periodo, orchestrò l’Internazionale e Il giuramento del Commissario del popolo. Negli scontri tra sovietici e nazisti morì il giovane compositore Veniamin Flejšman. Šostakovič si occupò di completare l’opera Il violino di Rothschild, lasciato incompiuto dalla vittima.
L’Ottava sinfonia
Nel 1942 lavorò all’opera I giocatori, di Gogol’, di cui finì solo il primo atto. L’opera verrà completata dal polacco Krzysztof Meyer, biografo di Šostakovič. Mitja utilizzerà delle bozze dell’opera lasciata incompleta per la sua ultima composizione, la Sonata per viola. Altre opere composte da Dmitrij nel 1942 sono la Sonata n. 2 per pianoforte, op. 61, che dedicò a Nikolaev, suo maestro, una Marcia cerimoniale, le musiche per lo spettacolo Patria, di Dolmatovskij (la suite è l’op. 63, Leningrado città natia) e Sei romanze su versi di poeti inglesi, op. 62, che dedicò a diverse persone: sua moglie Nina, Atovm’jan, Sollertinskij, Glikman, Sviridov e Šebalin. Di quest’opera fece una versione per orchestra, l’op. 140.
Šostakovič aveva in mente anche un brano sinfonico, Gli eroici difensori di Mosca. L’idea fu subito messa da parte, visto che Šostakovič era preso dalla composizione di una nuova sinfonia. In due mesi il Maestro compose l’Ottava, una delle pagine più lugubri e drammatiche, che suonava quasi come un cupo Requiem per le vittime del conflitto. Eseguita per la prima volta il 4 novembre 1943 a Mosca, sotto la bacchetta del solito Mravinskij (cui è dedicata l’opera stessa), la sinfonia, a causa della mancanza dei toni trionfali e della prolissità, suscitò molti dibattiti. L’opera verrà messa all’indice e sarà rieseguita solamente quindici anni dopo.La Nona sinfonia
Nel 1943 morì Sollertinskij: la perdita del caro amico fu terribile per Dmitrij, che decise di dedicargli il Trio n. 2, op. 67 per pianoforte, violino e cello. Il musicista fu nominato membro dell’Istituto Americano di Arte e Letteratura e ricevette la medaglia “Per la difesa di Leningrado”. L’anno dopo completò l’opera Il violino di Rothschild e scrisse le musiche e la suite del film Zoya di Leo Arnštam e per lo spettacolo Il fiume russo. E ancora gli Otto canti popolari inglesi e americani, il Secondo quartetto, op. 68, dedicato a Sebalin, e il Quaderno infantile, op. 69, per la figlia Galina. Šostakovič pensava intanto alla composizione di una nuova sinfonia, che avrebbe dovuto rappresentare la vittoria su Hitler. Abbozzò quindi una Sinfonia della Vittoria, ma cambiò idea e compose le musiche per il film Gente semplice, op. 71, e Due canti, op. 72.
Nel 1945 Dmitrij, che partecipava ai festeggiamenti della fine della guerra, si pose il problema di come festeggiare l’evento. Se tutti si aspettavano una Nona dai toni sfarzosi e trionfalistici, sul modello della ben più conosciuta Nona di Beethoven, Šostakovič sorprese tutti e compose una sinfonia senza coro, senza finali trionfali ma, anzi, dai toni leggeri e ironici, quasi derisoria in certi passaggi, utilizzando schemi classici della sinfonia sette-ottocentesca. In molti lo interpretarono come un insulto ai caduti della patria. Nel 1946, in seguito al suo trasferimento definitivo a Mosca, Šostakovič terminò il Terzo quartetto, op. 73, e venne insignito dell’Ordine di Lenin per l’evoluzione musicale, del Premio Stalin per il Trio n. 2.
Il secondo dopoguerra
Terminato il secondo conflitto mondiale, iniziò l’ostilità tra il blocco sovietico e quello occidentale. Ciò finirà per danneggiare anche Šostakovič: nei paesi dell’ovest il Times definì la Sesta sinfonia “prodotto di una mente feconda ma poco cospicua”. In occidente, infatti, si riteneva che il compositore avesse accettato passivamente le imposizioni di Ždanov (del regime stalinista, quindi), cosa effettivamente non vera. Il maestro cercò quindi di comporre musica che fosse gradita al regime: il Poema sulla patria, op. 74, con i tanto richiesti solisti, coro ed orchestra, e l’Ouverture festiva, op. 96, entrambi eseguiti solo dopo anni. Continuò la composizione delle colonne sonore: Šostakovič scrisse quelle per Pigorov, op. 76, e per La giovane guardia, op. 75. Un’altra composizione, i Tre pezzi, fu abbandonata. Nell’estate del 1947 cominciò a lavorare al Primo concerto per violino.
Il 9 febbraio fu nominato Presidente della Lega dei Compositori di Leningrado e tre giorni dopo eletto deputato del Soviet Supremo delle Repubbliche Sovietiche. Nel 1948 il Partito accusò, con la voce di Chrennikov (Primo segretario della Lega), di formalismo i compositori sovietici: Muradeli, Mjaskovskij, Šebalin, Popov, Prokofiev, Chačaturjan e, soprattutto, Šostakovič. Dmitrij perse allora il posto di insegnante a Mosca e al Conservatorio di Leningrado e Ždanov lanciò una nuova offensiva (satiricamente chiamata ždanovščina), più violenta ancora di quella del 1936, attaccando le sue opere “perverse, formalistiche e antipopolari”. In seguito a questo, la musica sarebbe diventata, fino alla morte di Stalin (1953), una celebrazione tronfia del despota.
Šostakovič, in una situazione economicamente precaria, ricorse, come al solito, alla composizione di colonne sonore: La caduta di Berlino (1949), op. 82, Belinskij (1950), op. 85, da cui vennero poi tratti diversi brani, come una Suite (op. 82a), il canto Una bella giornata, un Vocalizzo per coro a cappella per il primo e una Suite (op. 85a) e quattro cori a cappella dal secondo. Finì anche il Concerto per violino e il ciclo Dalla poesia popolare ebraica, che restarono però allora in un cassetto, e Il canto delle foreste, op. 81, composto per celebrare le politiche ambientali del regime.
Šostakovič, nel 1949, venne inviato come ambasciatore alla Conferenza internazionale della Pace a New York, insieme a diversi altri artisti. Fu però vittima della Guerra fredda: Toscanini, che lo aveva invitato anni prima in America, si rifiutò, nel clima di allora, di incontrarlo e un concerto, che aveva in programma la Quinta, venne bloccato da una manifestazione di combattenti.
Il musicista era visto, in questo periodo, come un componente della macchina propagandistica sovietica e si può capire perché ricevette questa “particolare” accoglienza.
Nel 1949 compose la Suite da balletto n. 1 e il Quarto quartetto. Nell’anno successivo compose solamente le Due romanze su versi di Lermontov, op. 84. Nel 1950 ricevette due Premi Stalin: uno per La caduta di Berlino e uno per Il canto delle foreste. Si recò poi a Varsavia, per il Consiglio mondiale della pace, e a Lipsia, per il bicentenario della morte di Bach. L’influenza del genio del contrappunto lo portò a comporre i propri Ventiquattro preludi e fughe, op. 87.
Nel 1951 fu eletto deputato del Soviet Supremo, compose i Dieci poemi su testi di poeti rivoluzionari, op. 88, per il quale ottenne, l’anno successivo, il suo quinto Premio Stalin. Nel 1951, anno prolifico, vedono la luce anche i Quattro canti su parole di Evgenij Dolmatovskij, op. 86, le Danze di bambole, Dieci canti popolari russi, la Suite per balletto n. 2, le musiche per il film Il memorabile anno 1919 (ricomposti da Atovm’jan nei Frammenti, op. 89a), i Quattro monologhi su versi di Puškin, op. 91, il Quinto quartetto, op. 92. Nei due anni successivi, invece, compose Il sole splende sulla nostra patria, op. 90, che fu eseguito per l’anniversario del Partito Comunista, le Suite da balletto n. 3 e 4 e i Canti greci. Nel 1953 si recò a Vienna per il Congresso mondiale della pace.

Testo: Liberamente tratto da Wikipedia
Immagini: Selezionate da Google
Video: Youtube

Andrea Natile


Andrea Natile

Ho studiato Ingegneria Elettronica a Firenze e ho lavorato in aziende di importanza internazionale come Informatico in diversi settori applicativi. Attualmente i miei interessi principali sono la musica e la storia.

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