Carl Orff: I Carmina Burana

Pubblicato da Andrea Natile il

Carl Orff (Monaco di Baviera, 10 luglio 1895 – Monaco di Baviera, 29 marzo 1982) è stato un compositore tedesco, noto principalmente per i celeberrimi Carmina Burana (1937). Essendosi occupato intensamente anche di pedagogia e didattica, ha influenzato profondamente, attraverso lo Orff-Schulwerk, l’educazione musicale.
Carl Orff nacque il 10 luglio del 1895 a Monaco da una famiglia bavarese di militari dediti sia alla musica che agli studi storici; il nonno Carl Koestler (1837-1924), amico del compositore Joseph Rheinberger, suonava il pianoforte e fu tra i fondatori, nel 1866, dell’associazione orchestrale dilettantesca Wilde Gung’l, ancora oggi esistente. Il padre, Heinrich Maria Orff (1869-1949), “ufficiale con il corpo e con l’anima”, suonava il contrabbasso nell’orchestra dei Wilde Gung’l e il pianoforte, mentre sua madre, Paula Koestler (1872-1960), era un’ottima pianista, formatasi sotto la guida di Joseph Giehrl, allievo a sua volta di Franz Liszt e amico di Richard Strauss.
La Hausmusik, l’esecuzione di musica da camera in varie formazioni (fino al quintetto con pianoforte) faceva parte delle tradizioni della famiglia e costituì pertanto l’humus ideale per lo sviluppo della musicalità del ragazzo. Carl iniziò a cinque anni lo studio del pianoforte, perfezionandosi più tardi sotto la guida del compositore e pianista Hermann Zilcher; in seguito prese anche lezioni di organo e di violoncello (s’ignorano i nomi degli insegnanti). Affascinato dal mondo del teatro in tutte le sue forme.
Giovinezza e formazione musicale
Dal 1912 al 1914 studiò presso la Akademie der Tonkunst di Monaco, nella classe di composizione di Anton Beer-Walbrunn (1864-1929). Deluso dallo spirito conservatore dell’Accademia, ancora fortemente influenzato dalla tradizione di Rheinberger, e insoddisfatto dell’insegnamento di Beer-Walbrunn, Orff scoprì per proprio conto il mondo sonoro di Claude Debussy (“Nocturnes”, “Pelléas et Mélisande”), che influenzò profondamente la sua prima opera. Si trattava comunque di una strada che non portò il giovane compositore ad individuare la propria personale cifra artistica e che fu perciò presto abbandonata: lo stesso dicasi per le opere atonali di Arnold Schönberg, alle quali Orff rivolse in quegli anni la più grande attenzione, senza tuttavia trovarvi una strada che fosse per lui percorribile. Orff metterà in musica diverse liriche di Brecht, riunendole in due Chorsätze (Werkbuch II).
Orff prestò servizio durante la prima guerra mondiale: ferito in trincea sul fronte orientale, terminò il servizio militare, nel 1918, come assistente Kapellmeister presso l’Opera di Mannheim, a fianco di Wilhelm Furtwängler, e quella di Darmstadt. Tornato a Monaco nel 1919, determinante per la sua maturazione fu soprattutto lo studio delle opere di Claudio Monteverdi, del quale allestì, a partire dal 1923, importanti rielaborazioni.
La musica di Monteverdi significò per Orff il punto di partenza per la definizione di una personale drammaturgia musicale, del tutto svincolata dalle tradizioni operistiche ottocentesche e dal Musikdrama wagneriano e straussiano, nonostante un primo tentativo fallito di utilizzare gli strumenti d’epoca, il suo interesse non era di natura filologica, ma mirava ad una libera rielaborazione.
Accanto allo studio degli “antichi maestri”, il campo della sperimentazione pedagogica è l’altro grande ambito in cui Orff si mosse a partire dalla metà degli anni venti, dopo la composizione dei primi lavori recanti il marchio della sua personalità, i “Werfel-Lieder” (1920-21). Nel settembre 1924, Orff fondò a Monaco, insieme con Dorothee Günther e lo storico della musica e critico d’arte Oskar Lang, la Güntherschule, un istituto specializzato nell’educazione alla “ginnastica, ritmica, musica e danza”: da questa fucina di sperimentazione, nacque quella che Orff e le sue collaboratrici Gunild Keetman e Maja Lex, definiranno poi “elementare Musik”. L’attività della scuola proseguì, sia pure frammezzo a mille difficoltà, soprattutto dopo l’inizio della guerra, fino al 1944.
Il terzo Reich
La posizione di Orff durante il nazionalsocialismo è stata al centro di un dibattito acceso. Orff non fu mai iscritto al partito nazista e non ne condivise l’ideologia. La sua sopravvivenza di artista negli anni bui del Terzo Reich è disseminata tuttavia di compromessi che hanno spesso dato adito a false interpretazioni, se non addirittura ad una manipolazione intenzionale delle fonti storiche.
Il successo riscosso dai Carmina Burana a Francoforte nel giugno 1937 fu in realtà fortemente contrastato per via della stroncatura dell’autorevole recensore del “Völkischer Beobachter”, Herbert Gerigk, capofila della musicologia antisemita e seguace delle teorie razziste di Alfred Rosenberg. Gerigk parlò, nella sua ampia recensione, di “Jazzstimmung” (“Linguaggio Jazz”) e deplorò vivamente l’uso della lingua latina ed un “malinteso ritorno agli elementi originari del far musica”, diffidando i compositori tedeschi dal seguire una corrente che a suo modo di vedere non costituiva più un problema di natura estetica ma di “Weltanschauung”. L’effetto deterrente della recensione di Gerigk fece sì che i Carmina Burana non fossero più eseguiti fino al 1940. In difficoltà simili incappò anche la Güntherschule, per via dell’adozione di strumenti esotici o ideologicamente sospetti come i flauti dolci, caduti in discredito presso i nazisti per via del loro impiego da parte della Jugendmusikbewegung e considerati “strumenti bolscevichi”. La Günther si iscrisse nondimeno al partito, per evitare la chiusura della scuola.
La disponibilità di Orff a scrivere, nel 1938 per l’Opera di Francoforte, una nuova (terza) versione delle musiche di scena per il Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare (“Ein Sommernachtstraum”), può essere giudicata, almeno in parte, un atto di opportunismo. Sorretto dalla convinzione che l’autonomia estetica dell’arte in uno stato totalitario potesse prescindere, come ha sottolineato nel 1995 lo storico Hans Maier, da ogni atto di strumentalizzazione politica, Orff accettò l’incarico proveniente direttamente dalla città di Francoforte.
Nemmeno la tanto discussa partecipazione della Güntherschule alle Olimpiadi berlinesi del 1936, per le quali Gunild Keetman (non Orff, come si continua a ripetere) scrisse diversi brani strumentali, può essere considerata, a rigori, un atto di assenso verso il regime: accanto a Hitler sedevano allora, nell’Olympiastadion di Berlino, capi di Stato di nazioni che si sarebbero poi schierate, durante la guerra, sul fronte avverso alla Germania.
Non meno problematica appariva ai nazionalsocialisti la sua messa in musica di testi di Brecht nei due cicli di Chorsätze nati poco prima della presa di potere di Hitler.
I lavori della maturità
Altre importanti prime esecuzioni, dopo quella dei Carmina Burana, furono quelle delle opere fiabesche “Der Mond” (Monaco, Nationaltheater, 1939, direttore Klemens Krauss), “Die Kluge” (Francoforte, Städtische Bühnen, 1943), i Ludi scaenici “Catulli Carmina” (Lipsia, Städtische Bühnen, 1943), la “tragedia bavarese” “Die Bernauerin” (Stoccarda, Württembergische Staatstheater, 1947) e il terzo lavoro del trittico dei “Trionfi”, “Trionfo di Afrodite”, su testi di Catullo, Saffo ed Euripide (Milano, Teatro alla Scala, 1953, direttore Herbert von Karajan), dove i primi due lavori del trittico sono i Carmina Burana e i Catulli Carmina.
Una svolta radicale nella sua concezione drammaturgica segnò la realizzazione musicale dell’Antigonae nella traduzione di Friedrich Hölderlin, alla quale Orff lavorò dal 1941 al 1948. Dal 1950 al 1960 Orff ebbe una cattedra di composizione presso la Hochschule für Musik di Monaco. Dal 1972 al 1981 lavorò, in collaborazione con Hannelore Gassner e Werner Thomas, ad un’opera documentaria in otto volumi, “Carl Orff und sein Werk. Dokumentation” (Schneider, Tutzing, 1973-1983).
La morte
Orff morì nel 1982, all’età di 87 anni, e fu sepolto nella chiesa barocca del monastero benedettino di Andechs, sulle rive del lago Ammersee, una trentina di km a sud di Monaco. La sua lapide, oltre al nome ed alle date di nascita e di morte, riporta l’iscrizione in latino: “Summus Finis” (Il fine supremo), le ultime parole, insieme a “ta pànta Nous” (“Tutto è Spirito”) della terza parte (Dies illa) della “De temporum fine comoedia”.

 

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Andrea Natile

Ho studiato Ingegneria Elettronica a Firenze e ho lavorato in aziende di importanza internazionale come Informatico in diversi settori applicativi. Attualmente i miei interessi principali sono la musica e la storia.

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