IL DISCORSO MUSICALE: TENSIONE E RILASSAMENTO

Pubblicato da Andrea Natile il

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IL DISCORSO MUSICALE: TENSIONE E RILASSAMENTO

Ritmo, melodia ed armonia sono tre componenti su cui si sviluppa il discorso musicale che, come un discorso in una lingua qualsiasi, deve essere “in tema”, avere un inizio ed una fine, e procedere con una buona punteggiatura (pause) ed il giusto volume della voce (intensità).
E’ questo che l’orecchio/cervello dell’ascoltatore elabora. Se capisce qualcosa allora quella può piacere, altrimenti si distrae e non si interessa. Se la è suonata male e l’orecchio lo capisce, è probabile che prima o poi protesterà.
La musica deve quindi creare una qualche tensione per attivare l’attenzione e la curiosità dei meccanismi dell’udito, per poi rilassarla: in quel momento l’orecchio/cervello si senta appagato dal fatto di avere riconosciuto qualche forma nell’onda sonora che lo investe, cioè di aver dato un senso al tempo dedicato all’ascolto.
Ed anche qualora non avesse trovato alcuna forma distinguibile, sarà lo stesso appagato perché non deve più impegnare l’attenzione e può tornare finalmente in relax.
Si parte quindi dalla condizione di un orecchio rilassato: all’inizio del brano l’orecchio attiva l’attenzione, ma se non succede nulla di nuovo entro breve tempo l’orecchio si distrae e chiude il canale dell’ascolto. Ci sono molti modi di generare tensione, ad esempio suonare note più acute o scale ascendenti, aumentare il volume, inserire note “dissonanti”, cambiare tonalità; per rilassare la tensione generata si suoneranno note più basse, ad un volume basso, rimuovendo dissonanze, o ritornando alla tonalità di partenza.
Il cambio di tonalità è un modo relativamente semplice di attrarre l’attenzione dell’orecchio di chi ascolta. Dopo un primo “giro” di accordi, l’orecchio ha “capito” la frase; nel secondo “giro” rimane tutto uguale tranne che tutte le note -di accordi e melodia- sono “traslate” di qualche tasto verso il basso o verso l’acuto. L’orecchio capirà in breve che si tratta della medesima frase precedente sfasata in altezza (più acuta o più bassa), ma non ha ancora abbastanza elementi per capire cosa succederà alla fine del secondo giro. Se si ritorna alla base (tonalità di partenza) l’orecchio sarà soddisfatto con la sensazione di aver capito ogni cosa; se invece la progressione che segue è in una diversa tonalità l’orecchio si chiederà quale logica collega la sequenza di tonalità, per facilitarsi l’analisi del giro successivo.
L’esecutore deve quindi assecondare il desiderio dell’orecchio di chi ascolta. Non si tratta certo di suonare brani a richiesta in un pianobar, ma sapere che il nostro sistema musicale è fatto proprio per comunicare stati emozionali, che a loro volta sono un susseguirsi di stati di attenzione/tensione e stati di quiete/rilassamento.

Andrea Natile

Ho studiato Ingegneria Elettronica a Firenze e ho lavorato in aziende di importanza internazionale come Informatico in diversi settori applicativi. Attualmente i miei interessi principali sono la musica e la storia.

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