Maurice Greene – compositore ed organista inglese.

Maurice Greene (Londra, 12 agosto 1696 – Londra, 1º dicembre 1755) è stato un compositore e organista inglese. Figlio di un ecclesiastico, da bambino fu ammesso nel coro della Cattedrale di St. Paul di Londra, diretto da Jeremiah Clarke e Charles King. Studiò organo sotto la direzione di Richard Brind, organista della cattedrale, a cui subentrò nell’incarico alla morte del maestro.
Alla morte di William Croft nel 1727 Greene diventò organista della Royal Chapel. Nel 1730 diventò professore di musica all’Università di Cambridge. Nel 1735 fu nominato Master of the King’s Musick, una delle più importanti cariche riservate ai musicisti della corte inglese. Scrisse numerose composizioni canore sacre e profane, tra cui l’oratorio The Song of Deborah and Barak (1732) e una raccolta di anthem (1743), il più noto dei quali è Lord, let me know mine end. Mise in musica i sonetti tratti da Amoretti di Edmund Spenser (1739). Greene morì nel 1755 lasciando incompiuta l’antologia di musica sacra Cathedral Music su cui stava lavorando. Fu William Boyce, suo allievo e successore come Master of the King’s Music, a completare il lavoro e a pubblicare l’opera in tre volumi tra il 1760 e 1763. Numerosi brani di tale raccolta sono tuttora usati nella liturgia anglicana. P. S. : LA BIOGRAFIA E LE IMMAGINI SONO TRATTE DAL WEB, CI SCUSIAMO IN ANTICIPO PER EVENTUALI ERRORI E/O INESATTEZZE. GRAZIE PER LA COMPRENSIONE E L’INTERESSE.

Jeremiah Clarke – Il primo Organista della Cattedrale di S. Paul

La marcia del principe di Danimarca ( danese : Prins Jørgens March ), comunemente chiamata Trumpet Voluntary , fu scritta intorno al 1700 dal compositore inglese Jeremiah Clarke , il primo organista dell’allora ricostruita cattedrale di St Paul.
Jeremiah Clarke (Londra, 1674 circa – 1º dicembre 1707) è stato un compositore e organista inglese, celebre per il trumpet tune “The Prince of Denmark”. Fu allievo di John Blow presso la cattedrale di San Paolo a Londra, dove dal 1695 fu anche organista e, in seguito, divenne anche organista in seconda presso la cappella reale, assieme a William Croft. Dal 1704 diventò direttore del coro di voci bianche della cattedrale succitata. La sua turbolenta vita terminò con il suicidio, poiché, innamorato non ricambiato di una donna, si sparò nell’anno 1707. Il suo posto di organista fu preso in toto da William Croft. È maggiormente conosciuto per la sua marcia “The Prince of Denmark” (un rondò per orchestra o cembalo, scritto nel 1699), conosciuta anche con il nome di “Trumpet Voluntary”. Dopo essere stata riscoperta nel 1840 fu attribuita per molto tempo al suo contemporaneo Henry Purcell, probabilmente perché un altro brano di Clarke (Trumpet tune in re, 1700 ca.) è tratto dall’opera The Island Princess scritta in collaborazione con Daniel Purcell, fratello minore di Henry. The prince of Denmark’s march fu scritta in onore del principe di Danimarca Giorgio, marito della futura regina Anna e fratello del re di Danimarca Cristiano V. LA BIOGRAFIA E IMMAGINI SONO TRATTE DAL WEB

Gabriel Fauré

Gabriel Urbain Fauré (Pamiers, 12 maggio 1845 – Parigi, 4 novembre 1924) è stato un compositore e organista francese. Insieme a Debussy, Ravel e Saint-Saëns, è considerato uno dei grandi musicisti francesi della fine del XIX secolo e dell’inizio del XX secolo.
All’età di nove anni lascia la casa paterna di Pamiers e va a Parigi per studiare alla Scuola Niedermeyer, dove si formano gli organisti di chiesa e i maestri del coro. Vi studia undici anni con diversi musicisti di primo piano, fra cui Camille Saint-Saëns che gli illustra la musica dei compositori contemporanei (Robert Schumann, Franz Liszt).
Nel 1870, Fauré si arruola nell’esercito e partecipa ai combattimenti per togliere l’assedio di Parigi durante la Guerra franco-prussiana. Durante la Comune di Parigi, si rifugia prima a Rambouillet e poi in Svizzera, dove insegna alla Scuola Niedermeyer che era stata trasferita lì. Torna a Parigi nell’ottobre 1871 e diventa organista titolare della chiesa di Saint-Sulpice, pur continuando a frequentare regolarmente il circolo di Saint-Saëns e di Pauline Garcia-Viardot. Vi incontra i principali musicisti parigini del tempo e fonda con loro la Société Nationale de Musique.
Nel 1874, Fauré smette di lavorare a Saint-Sulpice e sostituisce alla Église de la Madeleine Saint-Saëns, spesso assente. Quando quest’ultimo va in pensione nel 1877, Fauré diventa maestro del coro.
Nel 1883, Fauré sposa Marie Fremiet, dalla quale ha due figli. Per mantenere la famiglia, Fauré prosegue nel suo lavoro di organista della Chiesa della Madeleine e dà lezioni private di pianoforte e d’armonia. Riesce ad avere il tempo per comporre solo in estate e con le sue composizioni non guadagna molto. In questo periodo Gabriel Fauré scrive diverse opere importanti, numerosi pezzi per pianoforte e canzoni, ma le distrugge quasi tutte dopo averle fatte eseguire, di esse conserverà solo qualche movimento per riutilizzarne i motivi.
Nel 1892, diventa ispettore dei conservatori musicali in provincia e non è più costretto a dare lezioni private a studenti dilettanti. Nel 1896 è nominato organista capo della chiesa della Madeleine e succede a Jules Massenet come professore di composizione al Conservatorio di Parigi. Insegna allora a grandi compositori come Maurice Ravel, Georges Enesco, Lili e Nadia Boulanger, Alfredo Casella.
Dal 1903 al 1921, Fauré fa anche il critico musicale per Le Figaro. Nel 1905 succede a Théodore Dubois come direttore del Conservatorio di Parigi, a cui porta numerose innovazioni.
Fauré è eletto all’Institut de France nel 1909.
La sua responsabilità al Conservatorio, unita alla diminuzione del suo udito, fanno sì che la produzione di Fauré si riduca molto. Durante la Prima guerra mondiale resta in Francia. Nel 1920, a 75 anni, va in pensione dal Conservatorio. Lo stesso anno riceve la Gran Croce della Legion d’onore, un’onorificenza ancora rara per un musicista. La sua salute è fragile, in parte a causa di un eccessivo consumo di tabacco. Malgrado ciò, continua a seguire i giovani compositori, in particolare i membri del gruppo dei Sei.
Gabriel Fauré morì di polmonite a Parigi nel 1924. Ricevette l’onore dei funerali di Stato alla Église de la Madeleine. Le sue spoglie riposano nel Cimitero di Passy a Parigi.

Opere
Le opere di Fauré vanno dal puro classicismo – quando all’inizio della sua carriera, imita lo stile di Haydn e di Mendelssohn – al romanticismo, per approdare a un’estetica del XX secolo. Sono basate su una profonda assimilazione delle strutture armoniche che aveva appreso, alla Scuola Niedermeyer, dal suo professore Gustave Lefèvre, che aveva scritto nel 1889 un Traité d’harmonie. Quest’opera presenta una teoria dell’armonia sensibilmente differente dalla teoria classica di Jean-Philippe Rameau. Così, prima ancora di scoprire la musica romantica del suo tempo, il giovane Gabriel Fauré ha seguito anzitutto un insegnamento nell’ambito della scuola Niedermeyer che lasciava ampio spazio alla musica religiosa e ai modi di chiesa. Quest’influenza essenziale contribuisce all’originalità della scrittura di Fauré rispetto ai compositori del suo tempo e si ritrova lungo tutto il corso della sua opera compositiva, tanto per l’uso di concatenazioni armoniche modali, che per la scrittura di linee melodiche dall’ambito ridotto e senza grandi pause, che denotano l’influenza del canto gregoriano, specialmente nelle sue melodie o ancora nel suo secondo quintetto per archi e pianoforte.

Compositore prolifico, da menzionare tra le sue opere senz’altro sono il suo Requiem, l’opera Pénélope, la suite per orchestra Masques et bergamasques (basata su musica per un dramma teatrale, o divertissement comique), e la musica per Pelléas et Mélisande. Scrisse anche musica da camera; i suoi due quartetti con pianoforte sono molto conosciuti. Altre opere di musica da camera comprendono due quintetti, due sonate per violoncello e pianoforte, due sonate per violino e pianoforte e un certo numero di opere per pianoforte solo. È noto anche per alcune sue mélodies, quali Clair de lune, Après un rêve, Les roses d’Ispahan, En prière e alcuni cicli di mélodies, tra cui La Bonne Chanson su poesie di Verlaine.

Il Requiem
Il Requiem, Op. 48, non fu composto in memoria di una persona in particolare, ma come dicono le parole di Fauré, ‘solo per il piacere di farlo’. Fu eseguito per la prima volta nel 1888 in occasione dei funerali di un architetto francese. Molti lo descrivono come una ninna nanna della morte.

Domenico Gabrielli

Domenico Gabrielli nacque a Bologna nel 1659 e fu celebrato come uno dei primi virtuosi itineranti del violoncello in Italia.
Come compositore, fu influente nel liberare il violoncello dal suo ruolo di strumento basso indifferenziato, permettendo alle caratteristiche individuali del violoncello di plasmare la musica scritta per esso. Gabrielli scrisse alcune delle prime opere conosciute destinate al violoncello non accompagnato.
Gabrielli ha studiato composizione a Venezia con Giovanni Legrenzi e violoncello con Petronio Franceschini a Bologna. Nel 1676 fu eletto all’Accademia Filarmonica, società musicale bolognese di recente costituzione, che sarebbe poi diventata una delle più illustri accademie d’Europa; nel 1683, è stato scelto per essere il suo presidente. Gabrielli assunse la posizione di insegnante come violoncellista presso la preminente istituzione musicale di Bologna, l’orchestra di San Petronio, nel 1680. Negli anni ottanta dell’Ottocento divenne famoso come virtuoso del violoncello e compositore di musica vocale. I suoi numerosi impegni al di fuori dei suoi doveri a San Petronio – si esibì frequentemente alla corte estense di Modena, e le sue opere furono prodotte a Venezia, Modena e Torino – alla fine lo portarono al licenziamento dall’orchestra nel 1687. Il duca Francesco II d’ Este, anch’egli violoncellista dilettante, colse l’occasione per ingaggiare Gabrielli alla sua corte modenese. Ritenuto indispensabile, l’anno successivo Gabrielli fu ripristinato al suo posto a San Petronio, dove sarebbe rimasto fino a poco prima della sua morte all’età di 30 anni.
Tutta la musica per violoncello esistente di Gabrielli – due sonate, una in due versioni e una serie di sette ricercari – risale agli ultimi due anni della sua breve vita. I suoi ricercari per violoncello esibivano tecniche avanzate – registri doppi, tripli e quadrupli e passaggi floridi, ampi salti e modulazioni insolite – e un carattere improvvisativo. Nelle sue opere vocali, ha assegnato un posto di rilievo al violoncello come strumento obbligato. Gabrielli fu ampiamente riconosciuto per le sue opere e scrisse molte forme di musica vocale e strumentale, inclusi oratori, serenate, cantate e una varietà di opere religiose.

Louis-Gabriel Guillemain

Louis-Gabriel Guillemain è stato un compositore e violinista barocco francese. Fu un pioniere dello stile strumentale italiano in Francia.
Image for artistGuillemain nacque a Parigi alla fine del 1705 e fu cresciuto dal conte de Rochechouart che assicurò che Guillemain ricevesse presto un’educazione musicale completa. Guillemain ha studiato violino, viaggiando poi in Italia per studiare con Giovanni Battista Somi e Jean-Marie Leclair. Lavorò alla corte reale di Versailles e divenne uno dei musicisti di corte più pagati.
Al suo ritorno in Francia, Guillemain fu nominato violinista all’Opera di Lione e poi primo violino all’Accademia Reale di Digione nella primavera del 1734. Guillemain in seguito si trasferì a Parigi, dove fu un partecipante attivo nella comunità musicale come violinista e compositore di sonate.
Appena due anni dopo il suo matrimonio con Catherine Langlais nel 1757, Guillemain entrò al servizio del re come violinista. Le sue ultime composizioni risalgono al 1762.
Come violinista, Guillemain è stato salutato come il migliore di Parigi e descritto in una lettera di Louis-Claude Daquin come “un uomo pieno di fuoco, genio e vita… è forse il violinista più straordinario e abile che si possa sentire suonare”.
Le composizioni di Guillemain comprendono almeno 18 opere sui generi di sonate, sinfonie, concertini, danze e sonate per clavicembalo con accompagnamento di violino. Le sue opere mostrano una conoscenza approfondita delle tradizionali forme sonata-allegro e sinfoniche oltre a temi molto chiari. Le sue opere esemplificano l’affascinante ed elegante stile strumentale italiano. Tutte le sue opere erano tecnicamente molto impegnative, soprattutto per il violino per il quale ha scritto parti virtuosistiche. Insieme a Jean-Marie Leclair, Guillemain ha contribuito maggiormente alla scuola di violino francese.
Sulla strada per Versailles nel 1770, Guillemain si suicidò accoltellandosi quattordici volte con un coltello in risposta a una situazione finanziaria sempre più disperata.