Meyerbeer, il grande corruttore - MusicPaper

Giacomo Meyerbeer (Tasdorf, 5 settembre 1791 – Parigi, 2 maggio 1864) è stato un compositore tedesco attivo soprattutto in Francia.
È importante, nella dell’opera, per aver fatto da tramite tra Rossini e i compositori romantici, fondendo elementi desunti dalla scuola tedesca, italiana e francese. È stato il più rappresentativo compositore di grands opéras, opere da grande spettacolo tipicamente francesi.
Il suo vero nome era Jacob Liebmann Beer. Quando morì il nonno materno, Liebmann Meyer Wulff: rimasto senza eredi maschi che ne perpetuassero il nome, gli lasciava una ricca eredità purché aggiungesse Meyer al cognome paterno. L’italianizzazione del nome in Giacomo risale invece al periodo italiano (1815-1826).

Nacque a Tasdorf, nella Marca di Brandeburgo (oggi parte del comune Rüdersdorf bei Berlin), da Judah Herz Beer, ricchissimo industriale ebreo (possessore tra l’altro di importanti raffinerie di zucchero), e Amalie Meyer Wulff, discendente di una dinastia di banchieri e di rabbini.
Diede prove di grande precocità. Studiò intensamente sotto maestri privati; innanzitutto composizione con il famoso Carl Zelter (maestro anche di Felix Mendelssohn) e con il più grande didatta tedesco dell’epoca, Georg Joseph Vogler, col quale studiò insieme con Carl Maria von Weber, inizialmente suo grande amico ed estimatore, più tardi severo con lui per la sua scelta di volgersi allo stile italiano invece di partecipare alla nascita del dramma romantico tedesco;
Studiò il pianoforte, con Muzio Clementi. Di questo strumento fu, grandissimo virtuoso. Esordì come concertista nel 1800, incontrando un grande successo.
Il suo primo lavoro di un certo respiro fu l’oratorio Gott und die Natur (Dio e la Natura, 1811). I successivi tentativi musico-drammatici, non ebbero alcun successo.
Metodico, paziente, studiosissimo, sin dall’inizio Meyerbeer impostò il proprio procedimento compositivo nel senso della lentezza; grazie alle sue ricchezze, non dipendeva dalla musica né per la sopravvivenza né per il benessere, e poteva pagare (cosa che inizialmente, appunto, fece) per far rappresentare le proprie opere.

Dall'Aeroporto di Venezia a Venezia città, i collegamenti Vaporetto e  Autobus

Il periodo italiano
Dopo alcuni tentativi, nel 1815-16, di opéras-comique da rappresentarsi a Parigi, fu per breve tempo a Londra; dopodiché, seguendo il consiglio di Antonio Salieri, si recò in Italia.
A fu per la prima volta spettatore di un’opera di Gioachino Rossini, Tancredi, un’esperienza fondamentale e rivelatrice. Sulla scorta di Rossini, ma sempre memore della sua esperienza accademica in Germania, compose sei opere in stile italiano, che incontrarono complessivamente un grande successo:
Romilda e Costanza (opera semiseria, melodramma semiserio, 1817).
Semiramide riconosciuta (opera seria, dramma per musica, 1819).
Emma di Resburgo (opera seria, melodramma eroico, 1819).
Margherita d’Anjou (opera semiseria, melodramma semiserio 1820).
L’esule di Granata (opera seria, melodramma serio, 1822).
Il crociato in Egitto (opera seria, melodramma eroico, 1824).
L’opera, scritta espressamente per l’ultimo grande castrato, Giovan Battista Velluti, è uno spartiacque tra il passato e il futuro del teatro musicale meyerbeeriano. Sono notevoli gli inserimenti di danze, marce, assiemi fragorosi, colpi di scena e scene di carattere che anticipano gli aspetti più riconoscibili del “Grand-Opéra” francese da grande.

Grande Opera Del Teatro Dell'opera; Opera Garnier Alla Notte Parigi,  Francia Fotografia Stock Editoriale - Immagine di accademia, casa: 80748108

Il periodo francese
Trasferitosi a Parigi, trascorse sei anni senza comporre, anche per impegni familiari (tra cui il matrimonio con la cugina Minna Mosson, che gli darà cinque figli), ma soprattutto per fermarsi a studiare quanto più possibile in profondità la musica e la cultura francesi.
L’opera francese, a partire dall’età di Luigi XIV, si era differenziata da quella italiana per la maggiore attenzione per la scenografia e l’inserimento di danze, per il rilievo dato al coro e allo strumentale rispetto alle arie solistiche. Il grand-opéra si distingue per un concetto assai “grande” e romantico dello spettacolo, e fu di fatto avviato da Spontini con “La vestale” nel 1807. Il librettista Eugène Scribe (autore dei soggetti da cui furono tratti fra l’altro L’elisir d’amore di e Un ballo in maschera di Verdi, e autore dei libretti di tutte le opere di Meyerbeer tranne Le pardon de Ploërmel).
L’Opéra di Parigi era il tempio del grand-opéra, sovvenzionato dallo Stato che ne aveva fatto la testa di ponte dell’industria culturale. Il grand-opéra, molto spesso frutto di anni di lavoro collettivo ed espressione diretta della classe dominante, era il risultato, essenzialmente, di una perfetta macchina organizzativa, dalla gerarchia complessa, in grado di pianificare e preordinare sia lo spettacolo in tutte le sue parti che la sua ricezione.
I grand-opéras di Meyerbeer, ai quali collaborò come librettista Eugène Scribe sono quattro:
Robert le diable (Roberto il diavolo, 1831), che riscosse un successo enorme, il più grande della carriera di Meyerbeer.
Les Huguenots (Gli ugonotti, 1836), frutto di cinque anni di lavoro, sono l’opera di Meyerbeer più lunga ed ambiziosa.
Le Prophète (Il profeta, 1849). Giuseppe Verdi porrà quest’opera al disopra di tutte le altre opere di Meyerbeer.
L’Africaine (L’africana, rappresentata postuma nel 1865) è frutto di ben vent’anni di lavoro: infatti Meyerbeer aveva cominciato a pianificarla, in mezzo ad altri progetti, addirittura nel 1845. Narra la vicenda di Vasco de Gama e di un suo romanzesco amore infelice con la principessa africana Sélika.
Meyerbeer fu colto dal malore che l’avrebbe condotto alla tomba mentre attendeva all’orchestrazione dell’interminabile Africaine.

Testo Liberamente tratto da wikipedia
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Andrea Natile

Ho studiato Ingegneria Elettronica a Firenze e ho lavorato in aziende di importanza internazionale come Informatico in diversi settori applicativi. Attualmente i miei interessi principali sono la musica e la storia.

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