Michel Petrucciani

Pubblicato da Andrea Natile il

Risultati immaginiCome si può desumere dal cognome, Michel aveva origini italiane (il nonno era napoletano, di Portici). Il padre Antoine, meglio conosciuto come Tony, era un rinomato chitarrista jazz. Michel imparò fin da bambino a suonare la batteria e il pianoforte, dedicandosi prima allo studio della musica classica e poi al jazz, nutrendosi della collezione del padre.

Si esibì in pubblico per la prima volta all’età di 13 anni e la sua carriera professionale prese avvio già all’età di 15 anni, quando ebbe l’occasione di suonare col batterista Kenny Clarke (con cui registrò il suo primo album a Parigi).
Dopo un tour francese col sassofonista Lee Konitz, nel 1981 si trasferì a Big Sur, in California, dove venne scoperto dal sassofonista Charles Lloyd, che lo fece membro del suo quartetto per tre anni. Quest’ultima collaborazione gli fece guadagnare il prestigioso Prix d’Excellence. Le sue straordinarie doti musicali e umane gli permisero di lavorare anche con Dizzy Gillespie, Jim Hall, Wayne Shorter, Palle Daniellson, Eliot Zigmund, Eddie Gomez e Steve Gadd. Tra i numerosi riconoscimenti che Michel ha ricevuto durante la sua breve carriera, si possono ricordare: l’ambitissimo Django Reinhardt Award e la nomina di “miglior musicista jazz europeo”.
Colpito già alla nascita dall’osteogenesi imperfetta (malattia genetica anche nota come “Sindrome delle ossa di cristallo”, che non gli permise di superare l’altezza di 102 cm), considerava tale disagio fisico come un vantaggio, che gli permise in gioventù di dedicarsi completamente alla musica tralasciando altre “distrazioni”. La malattia lo costringeva a ricorrere ad un particolare marchingegno realizzato dal padre e consistente in un parallelogramma articolato per raggiungere i pedali del pianoforte, che fu tuttavia poi sostituito da una versione particolare della pedaliera standard realizzata per lui dalla Steinway & Sons all’inizio degli anni 90, che gli permise, tra l’altro, di cominciare a utilizzare il pedale centrale (mentre l’apparecchio costruito dal padre permetteva di comandare solo il pedale di risonanza e “una corda”).

Per il suo cervello e la sua Musica, amato e coccolato da donne bellissime, ebbe cinque relazioni significative, con donne che lui chiamava “mogli” anche senza averle sposate. Anche il suo matrimonio con la pianista italiana Gilda Buttà finì con un divorzio. Ebbe due figli, uno dei quali, Alexandre, avuto dalla canadese Marie-Laure Roperch, ereditò la sua malattia. Morì a New York il 6 gennaio 1999 in seguito a gravi complicazioni polmonari; è sepolto al cimitero parigino di Père-Lachaise, accanto alla tomba di Fryderyk Chopin.

 

 

Ci ha lasciato esecuzioni di una fantasia musicale sconfinata.
Le sue mani saltellanti sugli 88 tasti danno sempre un brivido.

 

 

 

 

Testo: Liberamente tratto da Wikipedia
Immagini: Google
Video: Youtube

Andrea Natile

Categorie: Jazzista

Andrea Natile

Ho studiato Ingegneria Elettronica a Firenze e ho lavorato in aziende di importanza internazionale come Informatico in diversi settori applicativi. Attualmente i miei interessi principali sono la musica e la storia.

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