Diario emotivo. (Solitudini e cura delle relazioni) – Recensione di – Marcello Buttazzo

Pubblicato da Andrea Natile il

Gli arcobaleni poetici di Marcello Buttazzo | | Salentolive24 in diretta  dal SalentoScrive il poeta Marcello Buttazzo in una recensione del libro di Ampolo:

Può la scrittura essere consolatoria, salvifica, terapeutica? Può essa, con i suoi riverberi di parole e le sillabe di rosso incanto, dare la piana carezza, che noi esseri umani meritiamo? Può la scrittura esprimere fra le sue righe tutto un universo vasto e multipolare, un mondo di individui in cerca d’amore?
Leggendo “Diario emotivo. (Solitudini e cura delle relazioni)” di , edito da arabAFenice, sono più che mai persuaso che la letteratura possa avere preminentemente una mansione sociale, comunicativa, comunitaria, capace com’è di creare ponti vividi di conoscenza e compartecipazione. Vincenzo Ampolo è un importante psicologo e psicoterapeuta di formazione analitica e umanistico-esistenziale, autore di numerosi e articoli apparsi su riviste internazionali di psicologia. Ha lavorato per decenni nelle strutture pubbliche e private. Dopo aver scritto saggi di notevole rilevanza, l’Autore, particolarmente dedito alla creatività, ha deciso di pubblicare quest’Opera di uomini e di donne, questo amorevole spaccato di umanità.
Pensavo di trovarmi in difficoltà con la lettura di “Diario emotivo”, dal momento che mi aspettavo una serie di notazioni tecniche di analisi. Niente di tutto ciò. Vincenzo Ampolo, medico dell’anima, conoscitore di vissuti, ha narrato in “Diario emotivo” vicende di vita quotidiana. Con lo strumento pacifico e non violento della creatività, che conosce e sa praticare meglio di chiunque altro, ha eseguito tratteggi di descrizioni essenziali. Sovente storie di dolore e di estremo travaglio, ma anche vicende di gioia e di redenzione.
Il libro s’incentra su una serie di incontri di cura, di accompagnamento. Leggendo le storie di Orlando, di Maria, di Mino, di Alfonso, di Federica, di Riccardo, di Piero, di Giacomo, ho sentito sulla pelle le lacrime e la felicità, la caduta e la risalita, il dolore e il sollievo. Questi racconti m’hanno riconciliato con la vita vera. Perché la vita e anche travaglio, vento sulla faccia. E va vissuta pienamente, in tutte le sue polarità. È fondamentale mutuare e smontare, scomporre e ricomporre, analizzare tanta disperazione, per trasformarla in qualcosa d’altro. E Vincenzo, da encomiabile ed esperto terapeuta, nei vari ritratti di esseri umani, con morbidezza e con umanità, sa vezzeggiare le dolenti note, sa cogliere calie di sole da un’immane tempesta. Nelle storie narrate da Ampolo, c’è il rispetto assoluto per la Persona, vista nella sua globalità. Non c’è falsa retorica, né pietismi, né demagogia: ci sono le giornate di esistenza di Vincenzo, che s’intersecano ai vissuti dei suoi protagonisti. Ampolo, a un certo punto, scrive: “Gli psicoanalisti sono come i sacerdoti dei templi dedicati ad Asclepio nei quali, dopo i rituali di purificazione, i malati venivano accompagnati al sonno e ai sogni e, puntualmente, il dio della medicina appariva loro curandoli e guarendoli dai loro mali”. In queste storie incredibili e dolorose, conflittuali e allucinanti, molto meritoriamente Ampolo puntualizza di non aver posto l’accento sul solo aspetto terapeutico. E, in effetti, Vincenzo interviene come voce fra le altre, con la sua empatia, con la bellezza umana sua e dei suoi compagni di viaggio, sempre in un quadro fluido, essenziale. La vita lacerata o ferita viene affrontata dall’Autore con altissimo senso etico, fraterno, paterno. Lo psichiatra Giorgio Maccaferri sostiene giustamente che, dalla lettura di Ampolo, si ricava la sensazione d’una neutralità di ascolto, inserita in partecipazione umana, “il che rende accettabile la lettura di storie che pur sono molto forti”. È vero, Vincenzo Ampolo sa mantenere un’alta neutralità di ascolto; purtuttavia, interviene nelle varie vicende in prima persona con la sua competenza e contegno umano. Una impressione che ho avuto, scorrendo “Diario emotivo”, è che anche quando le vicende erompono e zampillano in tragicità, non viene mai meno una incalzante luce d’aurora. Una sorgiva alba vitale di attesa, di speranza, accompagna tutto il libro.


Andrea Natile

Ho studiato Ingegneria Elettronica a Firenze e ho lavorato in aziende di importanza internazionale come Informatico in diversi settori applicativi. Attualmente i miei interessi principali sono la musica e la storia.

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