La bellissima e affascinante Lou Andreas-Salomé

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Cos’avevano il comune Sigmund Freud, il solitario Friedrich Nietzsche e il poeta Rainer Maria Rilke? La bellissima e affascinante Lou Andreas-Salomé.
Figlia di un aristocratico russo, sin da bambina Lou manifesta un’intelligenza acuta e una personalità indipendente e ribelle. Rompendo tutti gli stereotipi femminili dell’epoca scelse di vivere una vita libera e indipendente, affascinando con i suoi modi schietti schiere di artisti e di intellettuali.
Quando Nietzsche la conobbe, se ne innamorò perdutamente. Così pure Paul Rée. Ma Lou oppose un rifiuto ad entrambi, accettando invece di restare loro amica per discutere di filosofia. Lou era legata affettivamente e intellettualmente ai due uomini, ma non accettò mai alcuna relazione sentimentale o sessuale con loro. Ne seguì un intenso scambio epistolare e il filosofo Nietzsche la definì «acuta come un’aquila e coraggiosa come un leone».
In seguito Lou ebbe una relazione sentimentale con il poeta boemo Rainer Maria Rilke, di quindici anni più giovane di lei. La relazione durò quattro anni, ma i due rimasero legati da un profondo affetto per tutta la vita. Nel 1911 Lou prese parte al Congresso della Società psicanalitica di Vienna dove conobbe Freud. Al termine degli studi con Freud divenne lei stessa psicoterapeuta. Diceva di se stessa: “Non so vivere secondo un modello e non potrò mai servire da modello ad alcuno; invece, quel che farò sarà vivere la mia vita come mi piace, qualunque cosa accada.”

Carl Gustav Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni

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Non posso liberarmi di qualcosa che ancora non posseggo, o non ho fatto o vissuto. La vera liberazione è possibile solo quando ho fatto tutto ciò che potevo fare, quando mi sono completamente dedicato a una cosa e ho partecipato ad essa al massimo. Se mi sottraggo alla partecipazione, sto amputando, in certo qual modo, la parte corrispondente della mia anima. (…)
Un uomo che non è passato attraverso l’inferno delle passioni non le ha mai superate: esse continuano a dimorare nella casa vicina, e in qualsiasi momento può guizzarne una fiamma che può dar fuoco alla sua stessa casa.
Se rinunciamo a troppe cose, se ce le lasciamo indietro, e quasi le dimentichiamo, c’è il pericolo che ciò che ci siamo lasciati dietro le spalle, ritorni con raddoppiata violenza.
Carl Gustav Jung, Ricordi, Sogni, Riflessioni

VOCI DELL’ANIMA – Saper vedere

 

“In questa situazione, camuffando le nostre paure in teorie , le nostre angoscie in presunzione, ci dimentichiamo di imparare a  vedere . I bambini invece, come Juan, il vecchio stregone indio, hanno capito che imparare a  vedere  è imparare a   potere  “.

Donata Fabbri Montesano,

Ognuno di noi ha una visione della realtà, una sua visione del tutto particolare e limitata.
La singola visione della realtà si nutre, in particolare, della nostra biografia, delle nostre passioni e delle nostre paure .
Si possono cogliere particolari minimi solo se quei particolari rientrano nella sfera dei nostri interessi, delle nostre conoscenze o delle nostre fobie.
Un falegname, entrando in una stanza, guarderà i mobili e gli infissi di legno. Si chiederà e si risponderà sul tipo di legno  che è stato impiegato e darà un giudizio sulla qualità del lavoro che è stato fatto per costruirli.
Inoltre valuterà lo “stato di salute” dei mobili e degli infissi e la necessità eventuale di un’opera di manutenzione o di restauro.
In base alla “ricchezza” dei materiali ed alla qualità del lavoro, il falegname potrà dare un giudizio sulla solidità economica del proprietario, sul suo gusto estetico etc. etc.
Mettiamo ora il caso che nella stessa stanza entri una persona ansiosa e con problemi fobici.
La persona in questione si guarderà intorno per vedere se esistono uscite di emergenza.
Comincerà subito dopo a guardare l’altezza  e la larghezza della stanza, si accorgerà di eventuali macchie sui muri o crepe sul soffitto,  cercherà le  finestre e le prese d’aria disponibili.
Se lasciata sola o libera di farlo, si avvicinerà ad una finestra, l’aprirà e valuterà l’altezza del palazzo dal punto in cui è posta la finestra.
Guarderà poi se la stanza è pulita, se c’è polvere o odore di fumo, arriverà a considerare se è il caso di sedersi o se nell’imbottitura delle sedie potrebbe annidarsi un esercito di microscopici animaletti pronti ad aggredirla e via dicendo.
E ancora un altro visitatore, uno studioso d’arte per esempio. Possiamo pensare che probabilmente guarderà l’appartamento, i quadri ed i mobili, per valutarne il valore, l’importanza e l’interesse artistico e culturale.
Cercherà libri rari ed ammirerà qualsiasi oggetto, in forma di grande scultura o di piccolo soprammobile, purchè riesca a scorgere un qualche interesse artistico.
La mancanza di ciò che cerca lo potrebbe rendere indifferente o addirittura insofferente all’ambiente.
Nella stessa stanza, due amanti cercheranno un posto sul quale adagiarsi per consumare ed appagare il loro desiderio.
Cercheranno l’interruttore per abbassare le luci, la porta del bagno, e qualcosa da bere o da mangiare una volta terminato l’incontro amoroso.
Per tutti questi ed altri visitatori quella stanza potrebbe ricordare altre case vissute o desiderate, avere il fascino e la nostalgia del ricordo, potrebbe stimolare, intristire, intrigare, incuriosire, evocare fantasmi, suggerire nuove modalità di vita, nuove emozioni.
La medesima stanza viene così vissuta, indossata o rifiutata, giudicata povera, ricca, graziosa o eccessiva a secondo dei bisogni o del gusto di ogni singolo visitatore.
E lo scrittore, mi domanderete?
Lo scrittore dovrebbe vedere con gli occhi di ciascun personaggio e quindi essere il falegname, la donna fobica, lo studioso d’arte, gli amanti e inoltre l’imbianchino, la vecchia proprietaria, il portinaio, il musicista, l’adolescente, l’uomo venuto dalla campagna… e soprattutto il bimbo curioso che guarda il mondo per la prima volta, e il suo mondo è quell’unica stanza, l’unica nella quale ha possibilità di accesso, di movimento, l’unico mondo da esplorare e dal quale imparare a vivere.

  V. Ampolo

VOCI DELL’ANIMA – Il Potere dei Poeti

” I potenti hanno sempre cercato di avere eserciti,
ma anche poeti alla propria corte.
Perchè la poesia è un potere.
Ma quando la poesia è vera poesia, non si piega ad alcun potente,
anzi con le sue sottili nervature può far tremare
anche il più massiccio degli arroganti”

Lawrence Ferlinchetti

Anche questo tempo è passato.
Il mio tempo a scrivere questo libro, il vostro a leggerlo.
Un tempo spesso rubato agli impegni ed ai doveri del mondo, il piacere ed il lusso del pensare e del lasciare traccia da condividere con altri.
Con la testa china sulla scrittura abbiamo tuttavia ascoltato i proclami di guerra dei pochi che governano il mondo e la voglia inarrestabile di Pace che si alza dalla moltitudine dell’Umanità offesa .
Dalle parole ai fatti il passo ci è sembrato troppo breve e il rumore inconcepibile della guerra, delle urla dei feriti e dei sopravvissuti, troppo straziante.
Le immagini che non avremmo voluto vedere ci sono state recapitate a domicilio, attraverso le televisioni di tutto il mondo.
La guerra è in casa, anzi, è dentro di noi, come il nemico.
Dentro è l’angoscia di morte, come la voglia di pace espressa da una bandiera appesa al balcone.
Il male non si può comprendere, ma si può cercare di curarlo insieme, iniziando a curare le parole, prestando loro l’attenzione  e il rispetto che meritano.
Finchè ci sarà vita il potere delle parole sarà immenso.
Il silenzio verrà, inevitabilmente.

Vincenzo Ampolo

VOCI DELL’ANIMA – Il Tappeto

“Appeso ad un filo vi era un tappeto realizzato con un numero svariato di vestiti.
Pantaloni, camicie, magliette, gonne e vestiti intimi, di diverso colore, erano cuciti insieme in modo da formare un grande tappeto rettangolare.Ogni singolo pezzo di vestiario che concorreva a comporre il tappeto era contrassegnato da un numero. “

Umberto Eco – Sogno di Piero

 

Per Umberto Eco, il testo è una “macchina pigra”: non può comunicare senza l’aiuto del fruitore.
Questo “tessuto” (textus), formato da un insieme di parti coerenti, é privo di senso fino a quando non è interpretato.
Il “senso” oltrepassa “il segno” , ed è opera di chi legge.
In un mondo deserto la scrittura diverrebbe l’inspiegabile assoluto, il messaggio cifrato e indecifrabile nella bottiglia.
La scrittura parla al lettore e non parla di sé, ma di lui stesso.
Quando la scrittura non parla del lettore, quando non riesce ad avere le dimensioni della sua esistenza, non viene raccolta, il suo  messaggio non viene interpretato, perchè il lettore non ha più un codice per interpretarlo.
La scrittura è anche un darsi al lettore, darsi al bisogno del lettore, al suo ascolto.
Il dire ed il dirsi della scrittura acquista significato proprio in questo darsi, in questo confronto ed in questa mediazione.

  V. Ampolo