La Passione secondo Matteo BWV 244

Pubblicato da Andrea Natile il

La secondo Matteo BWV 244 è una composizione sacra di Johann Sebastian .
Si tratta della trasposizione musicale dei capitoli 26 e 27 del Vangelo secondo Matteo nella traduzione tedesca di Martin Lutero, inframezzata da corali e arie su libretto di Picander.
Matteo nel suo vangelo rappresenta la passione di Gesù.

Struttura dell’opera
Le trasposizioni musicali barocche della Passione divennero comuni alla fine del Seicento. Come nelle altre passioni in forma d’oratorio, l’allestimento di Bach presenta il testo evangelico di Matteo (cap. 26 e 27) in modo relativamente semplice, prevalentemente con l’utilizzo del recitativo, mentre le arie e gli ariosi utilizzano un commento scritto comunque con l’ispirazione degli eventi biblici.
Due aspetti caratteristici della passione di Bach traggono la loro origine dalle altre opere sacre di Bach stesso. Uno è il formato con doppio coro, derivato dai suoi stessi mottetti e da mottetti che generalmente erano utilizzati per il servizio domenicale. L’altro è l’uso esteso dei corali a quattro parti, come se fossero delle interpolazioni e del cantus firmus in vasti movimenti polifonici, ad esempio “O Mensch, bewein dein’ Sünde gross” nella conclusione della prima parte – movimento che quest’opera ha in comune con la Passione secondo Giovanni – e il movimento di apertura, in cui i soprani cantano in ripieno (spesso al giorno d’oggi cantato da voci bianche) generando un momento di grande polifonia ma anche di tensione armonica.
La narrazione dei testi del Vangelo è curata dal tenore solista che canta interamente con un recitativo libero, accompagnato soltanto da un basso continuo. Ogni volta che un personaggio parla nella storia, un nuovo solista canta le relative parole, anche in recitativo; oltre a Gesù, ci sono parti per Giuda, Pietro, uno dei sommi sacerdoti, Ponzio Pilato, la moglie di Pilato e due ancelle, sebbene in pratica non tutte le diverse parti siano cantate da coristi diversi. Due passi sono cantati da un paio di solisti che rappresentano due che parlano contemporaneamente ed un certo numero di passi, detti turba sono cantati alternativamente da uno dei due cori a simboleggiare un certo numero di persone che parlano insieme. Questi ultimi non sono dei recitativi, ma musica metrica convenzionale.
I recitativi di Gesù sono facilmente riconoscibili dal momento che sono quasi sempre accompagnati non dal solo continuo ma dall’intera sezione degli archi dell’orchestra, utilizzando note di lunga durata che creano un suono pieno e appoggiato, noto come halo di Gesù. Soltanto le sue ultime parole, Eli, eli, lama sabachthani, sono cantate senza detto halo.
Testi interpolati
Le arie, che utilizzano i testi di Picander, sono inframezzate tra le sezioni del testo evangelico e sono cantate da diversi solisti con un’ampia varietà di strumenti di accompagnamento, come è tipico dello stile dell’oratorio. In ognuna delle arie uno strumento assume il ruolo di obbligato, in contrappunto con la voce solista. Ad esempio nell’aria (“Erbarme dich”) il violino obbligato intesse la sua voce con il soprano solo mentre in (“Aus Liebe will mein Heiland sterben”), sempre cantata dal soprano, il ruolo di obbligato spetta al flauto.
Il testo interpolato fa riferimento ad una teologia che pone il sacrificio sulla croce ad un livello molto personale. Praticamente tutti i testi esaltano il significato delle sofferenze di Gesù crocifisso, dalla corale Ich bin’s, ich sollte büßen (Sono io colui che doveva soffrire le pene dell’inferno) fino al desiderio espresso dal contralto di tergere Gesù con le proprie lacrime (Buß und Reu), e all’offerta espressa dal basso di seppellire lui stesso il corpo di Gesù (Mache dich, mein Herze, rein). A Gesù spesso i personaggi si riferiscono come mio Gesù. Il coro, che esprime profonda rabbia nei confronti di Giuda, tanto da invocare l’inferno che possa inghiottirlo, viene anch’esso ripreso da Gesù: coloro che prendono la spada, periscono di spada. Non è un caso che i cori si alternino tra la partecipazione alla narrazione (nelle parti della folla) e nel commento impersonando il ruolo del fedele contemporaneo; c’è un’identificazione tra i due ruoli.
Ad ogni modo, è significativo il fatto che non vi sia alcuna menzione alla futura Resurrezione in nessuno dei testi. La chiesa protestante moderna considera la crocifissione principalmente come preludio alla Pasqua, importante solo per il fatto che la resurrezione non è possibile senza la morte.
In Bach, seguendo la strada di Anselmo di Canterbury, la crocifissione stessa è il punto d’arrivo, la sorgente della redenzione. L’enfasi è sulla sofferenza di Gesù al posto dei peccatori, ed è la resurrezione ad essere secondaria, importante solo per mostrare il potere di Dio e per dare un esempio di ciò in cui la redenzione dal peccato può consistere. Il coro canta, strappami dalle mie paure / Attraverso la tua stessa paura e dolore. Il basso, chiamandola la dolce croce, dice Sì, di certo questa carne e sangue in noi / vuole essere forzato alla croce; / questo è il meglio per la nostra anima, / quanto più amaro essa sente.
Il dolore a cui ci si riferisce nel movimento iniziale non è dolore per Gesù morto, ma piuttosto per il nostro proprio essere peccatori, culminante nel corale O Agnello di Dio cantato dai bambini, richiamando il sacrificio rituale di Gesù come un agnello dell’Antico Testamento, come un’offerta per il peccato. Questo tema è rinforzato dal corale che conclude la prima parte: O Mensch, bewein’ dein Sünde gross…, (O uomo, piangi il tuo gran peccato).

Testo: Liberamente tratto da Wikipedia
Immagini:Google
Video:Canale Youtube Maurizio De Marco

Andrea Natile

 


Andrea Natile

Ho studiato Ingegneria Elettronica a Firenze e ho lavorato in aziende di importanza internazionale come Informatico in diversi settori applicativi. Attualmente i miei interessi principali sono la musica e la storia.

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