Giuseppe Cambini – Livornese nella Parigi della Rivoluzione

Pubblicato da Andrea Natile il

Giuseppe Maria Gioacchino (Livorno, 13 febbraio 1746 – Parigi, 29 dicembre 1825) è stato un e violinista italiano.
Dopo uno sfortunato esordio operistico a Napoli nel 1766, durante il rientro via mare a Livorno, venne rapito dai pirati, che lo trattarono terribilmente fino alla sua liberazione da parte di un patrizio veneziano. Nello scritto sulla Allgemeine musikalische Zeitung del 1804, Cambini dice di aver suonato, per sei mesi nel 1767, la viola in un quartetto d’archi formato con Luigi Boccherini, Pietro Nardini e il suo maestro Manfredi. Questo quartetto rappresenterebbe la prima formazione di tal genere apparsa almeno in Italia, se non in tutta Europa. Questa notizia, per molti anni, ha alimentato una gigantesca leggenda sull’importanza del ruolo di Cambini nella definizione del quartetto d’archi.
La prima notizia certa della sua biografia è l’arrivo a Parigi all’inizio degli anni ’70 del ‘700, dove rimase 20 anni, durante i quali compose oratori, lavori concertistici, cameristici, sinfonici e teatrali (si ha notizia di almeno 14 opere teatrali, di cui per lo meno 12 rappresentate a Parigi, e anche di alcuni balletti che destarono l’ammirazione di Christoph Willibald Gluck), ed eseguì suoi concerti al violino (durante i Concert Spirituel e i Concerts des Amateurs, gestiti da François-Joseph Gossec). Più di 600 composizioni furono pubblicate con il suo nome nella capitale francese fino al 1800, delle quali più di 80 sono sinfonie concertanti: ne scrisse molte di più di qualsiasi altro compositore francese coevo, divenendo il campione del genere.
La polemica con e le alterne fortune parigine
Il suo successo nella sinfonia concertante ispirò la rivalità di Wolfgang Amadeus Mozart, che nel 1778 accusò Cambini di aver impedito l’esecuzione della sua sinfonia concertante KV 297b presso i Concert Spirituel, in quanto geloso della sua perfezione. La diffidenza di Mozart nei confronti di Cambini non si riscontra in altri compositori che ebbero a che fare con lui, anzi, Gluck, negli stessi anni, lo raccomandò spesso come uomo di integerrima onestà, perciò è probabile che il salisburghese abbia esternato sentimenti esagerati.
L’accusa di Mozart è poco consistente anche perché il potere di Cambini a Parigi non arrivò certo al livello denunciato dall’austriaco. Alla sua vasta produzione corrisponde una tutto sommato poco lusinghiera attenzione da parte della stampa musicale. Viene citato relativamente poco nelle recensioni coeve, e la sua carriera da violinista è meno apprezzata rispetto a quella degli altri solisti attivi nello stesso periodo. I suoi successi maggiori furono, come detto, le sinfonie concertanti e i suoi quartetti, verso i quali perfino Mozart ebbe parole benevole. Il suo stile facile, affascinante e brillante, aperto solo quanto basta alle novità, lo rese una sorta di paladino della Parigi galante, e molti suoi pezzi furono accolti favorevolmente anche a Londra e in America (alcuni parteciparono attivamente alla definizione della cosiddetta forma sonata), però le sue opere teatrali vennero quasi sempre stroncate e l’affermarsi anche in Francia del più complesso stile viennese (dal 1785 in poi), a cui cercò maldestramente di aderire, minò molto la sua fama, intaccata anche da sfavorevoli pareri sulla stampa di area tedesca.
La Rivoluzione
Nel 1788 divenne manager del Teatro Beaujolais, e vi lavorò durante i tumulti rivoluzionari, fino al 1791. La sua tenuta permise la continuità di un’offerta operistica di qualità anche negli anni della Repubblica. Al tempo del Terrore, dal 1791, diresse il Teatro Louvois, che la crisi economica dovuta alla guerra fece chiudere nel 1794. Crisi che colpì molto anche il patrimonio di Cambini e lo costrinse a cercare le più diverse occasioni di lavoro: dal 1794 accettò lo stipendio dell’armaiolo Armand Séguin, per il quale tenne concerti privati e compose più di 100 quartetti; compose inni rivoluzionari e patriottici per la neonata Repubblica; insegnò privatamente violino, canto e composizione; trascrisse arie d’opera di altri autori per qualsiasi committente; e accettò commissioni editoriali (nel 1795, l’editore Gavreaux gli chiese di curare la ristampa del metodo per violino di Geminiani, e nel 1799 Nademann et Lobry lo incaricarono di redigerne uno per flauto).
Nei primi anni dell’Ottocento firmò contratti con periodici e riviste, tra i quali la Allgemeine musikalische Zeitung e i Tablettes de Polymne, che pubblicò i suoi articoli fino al 1811. Da questa data, Cambini sparisce senza lasciar traccia dai documenti. Sembra che la sua morte sia avvenuta in Olanda nel 1818, notizia che gode di una certa credibilità presso gli studiosi, un’altra versione parla di un suo doloroso e tragico ricovero nel manicomio di Bicêtre, dove trovò la morte nel 1825.

Testo: Liberamente tratto da Wikipedia
Immagini: Google Search
Video: Youtube

Andrea Natile


Andrea Natile

Ho studiato Ingegneria Elettronica a Firenze e ho lavorato in aziende di importanza internazionale come Informatico in diversi settori applicativi. Attualmente i miei interessi principali sono la musica e la storia.

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